25 Giugno 1946: si apre l'ASSEMBLEA COSTITUENTE, espressione della sovranità popolare

25 Giugno 1946: si apre l'ASSEMBLEA COSTITUENTE, espressione della sovranità popolare

Il Nuovo Corriere  della Sera del 26 giugno ‘46 scrive sull’apertura della Assemblea Costituente. “Negli interventi di De Gasperi e nel saluto inaugurale del decano dell’assemblea Orlando, si riscontrano la preoccupazione per la minaccia di “una pace ingiusta” e la possibile perdita e “mutilazione” di parti del territorio nazionale (Briga e Tenda, Trieste e parti della Venezia Giulia). 

L’APPELLO DI VITTORIO EMANUELE ORLANDO

Alle 16.00 Vittorio Emanuele Orlando, decano dell’assemblea e in tale qualità di presidente provvisorio ha invitato i deputati più giovani Andreotti, Bianca Bianchi, Cicerone, Matteotti, Teresa Mattei e Sullo a, esplicare provvisoriamente le mansioni di segretari e ha iniziato il suo discorso con un saluto augurale all’Assemblea

“L’aula di Montecitorio si è riempita, oggi per la prima volta dopo anni, per accogliere l’Assemblea dei rappresentanti liberamente eletti dal popolo; assemblea che dovrà dare al Paese la nuova Costituzione repubblicana scelta dal voto popolo. […] il popolo italiano, per la prima volta nella sua storia, si può dire rappresentato nella sua totalità perfetta, senza distinzioni di sesso né di origini sociali, regioni e di genti: anche se sotto quest’ultimo aspetto si rinnovelli in noi il dolore, disperato di quest’ora nella tragedia delle genti nostre di Trieste, di Gorizia, di Pola, di Zara, di Fiume, di tutta la Venezia Giulia, nei quali però se non hanno votato sono presenti, poiché nessuna forza materiale e nessun mercimonio immorale potrà impedire che siano sempre presenti dove è presente l’Italia”. […] il limite posto dalla stessa volontà popolare all’Assemblea consiste nella forma del Governo, per quanto riguarda la qualità del Capo dello Stato  è la Repubblica. L’istituto che vi corrisponde è dunque diventato il simbolo dell’unità dello Stato: è attraverso di esso che la Nazione d’Italia si personifica come organica unità indissolubile. Vi corrisponde una radicale trasformazione del dovere civico essenziale, che è di onorare questo simbolo, di servirla con assoluta fedeltà e legalità, come rappresentativa della Patria. […] Ogni Italiano a qualunque partito, a qualunque classe appartenga ogni risentimento, ogni dissenso, ogni interesse, ogni pensiero, insomma, subordini, alla maestà di questo comando: la concordia nazionale perché si salvi l’Italia, perché viva l’Italia. Viva l’Italia, Viva l’Italia”.

Il 26 giugno Giuseppe Saragat viene eletto Presidente della Commissione  Costituente.

INSEDIAMENTO E DISCORSO DEL PRESIDENTE GIUSEPPE SARAGAT 

- Il 2 giugno è stato il grande giorno del nostro destino. La vittoria della Repubblica è la sanzione di un passato funesto, è la certezza di un avvenire migliore. Voi rappresentate il popolo italiano in virtù di un responso democratico, che è la consacrazione di un quarto di secolo di lotte per la difesa della libertà. Ma questa vittoria ha un significato ancora più alto. Essa rappresenta il patto solenne stretto da tutti gli italiani di rispettare la legalità democratica. In questo patto, che vincola tutte le donne e tutti gli uomini della nostra terra, è il segreto dell'avvenire della Nazione. Senza l'adesione di tutto ai principî della democrazia politica, non soltanto non è possibile alcun progresso umano, ma le stesse conquiste legateci da secoli di storia sono insidiate e minacciate di rovina. Voi, eletti dal popolo, riuniti in questa Assemblea sovrana, dovete sentire l'immensa dignità della vostra missione. A voi tocca dare un volto alla Repubblica, un'anima alla democrazia, una voce 'eloquente alla libertà. Dietro a voi sono le sofferenze di milioni di italiani; dinanzi a voi le speranze di tutta la Nazione. Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un. rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano delia Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrażia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide. (Applausi). Ecco perché, oltre che sui problemi della struttura politica dello Stato repubblicano, voi vi piegherete su quello della struttura sociale del Paese. Nel, grande moto che spinge le classi diseredate a rivendicare un destino meno iniquo voi non vedrete una minaccia per la libertà, ma, al contrario, la forza motrice del progresso, solo che venga disciplinato dalla saggezza dei legislatori e non venga ostacolato dall'egoismo dei ceti privilegiati. (Vivi applausi). Nella Repubblicą democratica la libertà pоlitica e la giustizia sociale trovano il terreno su cui possono integrarsi in una sintesi armoniosa. Tutta la vostra, saggezza di legislatori sarà quindi orientata alla ricerca della formulazione più efficace atta a tradurre in termini concreti queste esigenze.

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